È una iniziativa

L’Italia è sempre più allergica: un fenomeno in espansione da non sottovalutare

Starnuti, occhi congestionati, senso di spossatezza che non danno tregua: per milioni di italiani, in primavera non è solo la natura a risvegliarsi, ma anche una condizione di salute che, nei casi più seri, può diventare vera e propria crisi immunitaria peggiorata da inquinamento e cambiamenti climatici.

Pollini sempre più nemici del benessere

La rinite allergica è una risposta infiammatoria IgE-mediata scatenata da particelle aerodisperse di allergeni (es. pollini, acari della polvere, forfora di animali, muffe e spore fungine). Ad esempio quando il polline tocca la mucosa nasale di un soggetto sensibilizzato, il sistema immunitario rilascia attraverso mastociti e basofili un’ondata di mediatori chimici infiammatori come istamina, leucotrieni e prostaglandine.

Il nostro corpo reagisce a questa condizione attraverso la vasodilatazione, che provoca il naso chiuso, la congiuntivite, l’ipersecrezione alla base della rinorrea e l’irritazione delle terminazioni nervose, scatenando prurito e starnuti.

Il panorama epidemiologico italiano è peggiorato rispetto ai primi studi europei di Bauchau e Durham (2004) e alla successiva indagine di De Marco et al. (2012) che evidenziava un aumento significativo della prevalenza sia dell’asma sia della rinite allergica nel corso degli anni

Se all’inizio degli anni 2000 la prevalenza si attestava su livelli significativi ma gestibili, il quadro attuale è decisamente più complesso: gli ultimi dati “Aria” (Allergic Rhinitis and its Impact on Asthma) indicano che negli ultimi 5 anni la prevalenza è cresciuta del 10% tra i giovani dai 18 ai 30 anni e del 15% tra i bambini da 0 a 14 anni e si stima che quasi il 25% della popolazione italiana soffra di rinite allergica.

Cambiamenti climatici e inquinamento come acceleratori di allergie

Il cambiamento climatico agisce come un moltiplicatore di forza. Studi recenti firmati da ATS Città Metropolitana di Milano e dall’Università degli Studi di Milano-Bicocca e pubblicati su Scientific Reports (2026) confermano che l’aumento delle temperature globali sta riscrivendo il calendario botanico italiano.

La stagione dei pollini parte in largo anticipo rispetto al passato, e specie come Cupressaceae e le Coryloideae (nocciolo) iniziano a liberare allergeni già in pieno inverno, mentre si assiste a un progressivo anticipo dell’inizio dell’emissione di polline dalle piante appartenenti alle famiglie delle graminacee (cereali, erbe spontanee e piante ornamentali) e urticacee (ortiche e parietaria).

Inoltre, secondo studi della Società Italiana di allergologia, asma e immunologia clinica (SIAAIC), i livelli più elevati di anidride carbonica (CO2) nell’atmosfera stanno incrementando la produzione di pollini nelle piante: infatti la CO2 stimolando la fotosintesi, svolge una sorta di effetto amplificatore ed è corresponsabile dell’anticipo di fino a 25 giorni dell’inizio della stagione allergica e del prolungarsi di circa 3 settimane in autunno.

Non è un caso che l’incidenza delle allergie sia maggiore in contesti urbani rispetto alla campagna: lo smog agisce come trasportatore di polline e, accentuando l’irritazione delle nostre mucose, aumenta il potenziale allergico.

Secondo l’OMS, infine, entro il 2050 almeno una persona su due soffrirà di un disturbo allergico derivante dall’accelerazione dell’inquinamento atmosferico associato alle emissioni di gas tossici e ai cambiamenti climatici.

Si può fare prevenzione?

Nella vita di tutti i giorni è possibile unire comportamenti virtuosi a, dove necessario, terapie specifiche che permettano di minimizzare l’impatto dell’allergia da pollini sulla propria vita quotidiana.

Di seguito cinque misure di prevenzione della rinite allergica da pollini basate su evidenze consolidate in ambito allergologico e raccomandazioni di linee guida internazionali (es. ARIA – Allergic Rhinitis and its Impact on Asthma, EAACI):

  1. Monitoraggio dei livelli pollinici e pianificazione delle attività: consultare i bollettini aerobiologici che istituzioni come l’ARPA pubblicano settimanalmente e limitare le attività all’aperto nelle ore di picco (tipicamente mattino e giornate ventose).

  2. Riduzione dell’esposizione domestica agli allergeni: l’ambiente casalingo può accumulare pollini trasportati da aria, abiti e superfici. È quindi raccomandato mantenere le finestre chiuse nelle ore critiche ed effettuare pulizie frequenti con aspiratori dotati di filtri ad alta efficienza.

  3. Igiene personale: dopo esposizione all’aperto, lavare viso e capelli e cambiare gli indumenti riduce il contatto prolungato con i pollini.

  4. Uso appropriato di dispositivi di protezione: l’impiego di occhiali da sole avvolgenti e, se necessario, mascherine filtranti (es. FFP2) può limitare il contatto diretto dei pollini con mucose oculari e respiratorie.

  5. Intervento farmacologico preventivo: quando non è sufficiente evitare l’allergene che causa l’allergia, è necessario impostare una terapia farmacologica con lo scopo di alleviare i disturbi (sintomi), anche se l’obiettivo principale resta quello di riuscire a spegnere l’infiammazione. Dal momento che la patologia ha implicazioni cliniche molteplici, è importante una gestione polispecialistica mirata a prevenire l’evoluzione dell’infiammazione da rinite a rinosinusite con o senza poliposi nasale, valutando anche l’impatto della malattia sulle basse vie aeree (bronchi e polmoni). 

Leggi anche

Articolo

Tornano i webinar di Microbiota Talks. Ecco tutti gli appuntamenti del 2026

Articolo

Ripartire dal microbiota dopo la cura antibiotica. L’efficacia dei probiotici