Dove la salute incontra l’innovazione e le nuove tecnologie
Gestione conservativa della patologia emorroidaria sintomatica: evidenze su approcci topici combinati
Se esiste una patologia in grado di associare un elevatissimo impatto sulla qualità della vita a un radicato senso di imbarazzo sociale, questa è la malattia emorroidaria (HD – Hemorrhoidal Disease).
Spesso considerata semplice fastidio passeggero, rappresenta in realtà un problema di proporzioni molto ampi: i dati epidemiologici più recenti confermano che circa un italiano su due ne ha sofferto almeno una volta nella vita1.
Nel 2026, lo scenario terapeutico e la consapevolezza del paziente stanno vivendo una profonda trasformazione: farmacia e studio del medico di medicina generale non sono più luoghi in cui accennare a bassa voce a “quel problema”, ma i punti di partenza per una strategia clinica integrata e razionale.
Nel contesto europeo, l’Italia si conferma uno dei mercati più rilevanti e dinamici per i prodotti dedicati alla salute gastrointestinale e proctologica: l’invecchiamento della popolazione, associato a stili di vita prevalentemente sedentari e a regimi alimentari talvolta poveri di fibre, mantiene altissima l’incidenza del disturbo.
Al centro di questa evoluzione vi è la gestione conservativa, un approccio volto a spegnere tempestivamente la tempesta evitando, ove possibile, il ricorso alla chirurgia.
Per comprendere l’efficacia delle moderne terapie topiche, è necessario superare la vecchia concezione delle emorroidi come semplici “vene varicose” dell’ano.
La ricerca preclinica ha ampiamente dimostrato che la genesi del problema è multifattoriale e coinvolge:
- congestione vascolare e stasi venosa: favorite da un’aumentata attività del monossido di azoto che promuove la dilatazione dei vasi
- deterioramento del tessuto connettivo: lo scivolamento verso l’esterno dei cuscinetti anali a causa dello sfiancamento delle strutture di sostegno
- flogosi (infiammazione) acuta e cronica: il vero motore del sintomo che attiva una cascata di citochine infiammatorie responsabili del turgore, del bruciore pulsante e dell’iperalgesia (aumentata sensibilità al dolore)
Quando il tessuto si infiamma, l’atto stesso dell’evacuazione o la semplice postura seduta innescano un circolo vizioso: il trauma meccanico aumenta l’infiammazione, che a sua volta intensifica il dolore e il gonfiore.
La terapia medica può prevedere la combinazione di molecole ad azione sinergica; ad esempio i corticosteroidi topici comportano un effetto antinfiammatorio e, di conseguenza, riducono il dolore e il fastidio oltre che l’effetto infiammatorio direttamente correlato all’insorgenza del disturbo.
Gli anestetici locali, invece non hanno nessuna azione sulla causa d’origine del problema, ma possono aiutare a lenire il dolore associato alla patologia emorroidaria.
È tuttavia fondamentale tenere a mente che l’utilizzo della terapia medica va presa in considerazione per sintomi di un certo rilievo e che ogni tipo di assunzione andrebbe valutata con il proprio medico di riferimento.
I medici specialisti e i proctologi sottolineano che la terapia topica d’urgenza, per quanto efficace e rapida nel controllare la crisi acuta, rappresenta solo un pilastro della gestione razionale del paziente. Per prevenire le recidive e trattare la fragilità capillare alla base della patologia, la tendenza clinica prevede una maggiore attenzione alla gestione conservativa anche attraverso stili di vita corretti che includono:
- un apporto idrico giornaliero di almeno 1,5-2 litri d’acqua.
- una dieta ricca di fibre (20-30 grammi al giorno) per regolarizzare l’alvo e prevenire la stipsi cronica, nemica del pavimento pelvico.
- l’abolizione di abitudini scorrette come la prolungata permanenza sul wc (spesso dilatata dall’uso di smartphone), che genera una pressione idrostatica dannosa sui cuscinetti venosi anali.
In conclusione, la gestione della malattia emorroidaria nel 2026 non è più una rincorsa al sintomo dettata dall’emergenza, ma un percorso clinico consapevole.
Magnesio e Sindrome Premestruale (PMS)
La sindrome premestruale (PMS) comprende un insieme di sintomi fisici ed emotivi che possono manifestarsi nei giorni che precedono il ciclo mestruale. Si tratta di una condizione che riguarda oltre il 40% delle donne in età fertile1, con impatto variabile sul benessere quotidiano.
I sintomi possono includere tensione mammaria, ritenzione idrica, cefalea, stanchezza, irritabilità e variazioni del tono dell’umore. L’intensità e la combinazione con cui si manifestano possono variare da persona a persona.
Negli ultimi anni, crescente attenzione è stata dedicata al ruolo dello stile di vita nella gestione della PMS. In particolare, alcune evidenze suggeriscono che le abitudini alimentari possano contribuire al benessere generale durante questa fase del ciclo.
Un’alimentazione equilibrata, come quella di tipo mediterraneo, ricca di frutta, verdura, fibre e pesce (fonte di acidi grassi Omega-3), è generalmente associata a un migliore stato di salute. Al contrario, un elevato consumo di alimenti altamente processati è stato associato, in alcuni studi, a una peggiore qualità della vita nelle donne con PMS.
Tra i micronutrienti, il magnesio è coinvolto in numerosi processi fisiologici dell’organismo, inclusi:
- la funzionalità del sistema nervoso
- la contrazione e il rilassamento muscolare
- il metabolismo energetico
Queste funzioni sono particolarmente rilevanti nelle fasi del ciclo mestruale in cui si osservano variazioni ormonali e metaboliche.
Dati estrapolati da revisioni sistematiche della letteratura hanno evidenziato che donne con sindrome premestruale possono presentare livelli più bassi di magnesio, suggerendo un possibile coinvolgimento di questo minerale nella fisiologia della condizione2.
Un adeguato apporto di magnesio, attraverso l’alimentazione o, se necessario, tramite integrazione, può rappresentare quindi un supporto nell’ambito di uno stile di vita sano*.
Alcune ricerche hanno anche esplorato il ruolo sinergico di diversi micronutrienti3:
- Magnesio e vitamina B6 contribuiscono al normale funzionamento del sistema nervoso e alla riduzione della stanchezza e dell’affaticamento*
- Calcio e vitamina D contribuiscono al mantenimento della normale funzione muscolare e al normale metabolismo
In generale, uno stile di vita equilibrato, che includa una dieta varia, attività fisica regolare e una corretta gestione dello stress, può aiutare a mantenere il benessere durante il ciclo mestruale.
In conclusione, la sindrome premestruale non deve essere considerata una condizione da sopportare o gestire solo con farmaci sintomatici (ad es. antinfiammatori o contraccettivi orali), ma deve essere affrontata con una visione olistica, dove anche lo stile di vita e gli interventi nutrizionali diventano essenziali per restituire alle donne il pieno controllo del proprio corpo e della propria serenità quotidiana.
*Gli integratori alimentari non vanno intesi come sostituti di una dieta varia ed equilibrata e di uno stile di vita sano. In caso di sintomi rilevanti o persistenti, è opportuno consultare il medico.
Asma nei bambini: i segnali che i genitori non dovrebbero ignorare
L’asma rappresenta la patologia respiratoria cronica più comune nei bambini italiani, con una prevalenza stabile intorno al 9-10% nella popolazione pediatrica.
È una patologia spesso sottodiagnosticata ed è facile confondere tosse notturna, sibili e dispnea con banali raffreddori: riconoscerla precocemente è fondamentale e preserva da episodi acuti che nel medio periodo possono intaccare l’efficienza della funzione polmonare.
In Italia, l’asma colpisce circa 1 bambino su 10 sotto i 14 anni, con dati recenti che confermano il 9,5% dei pazienti in cure primarie e il 20,6% con sibili post-infettivi: una condizione tanto diffusa che il Rapporto OsMed 2024 di AIFA ha inserito i farmaci dell’apparato respiratorio come tra i più prescritti in pediatria, dopo gli antinfettivi, segno della domanda crescente fra le famiglie italiane.
Se in generale si tratta di forme leggere, nel 2% dei casi pediatrici si arriva a forme di asma grave che causano ricoveri, assenze scolastiche e costi sanitari elevati, con l’1-2% della spesa del Servizio Sanitario Nazionale a livello europeo assorbito storicamente dalla patologia.
Quali sono i segnali che un genitore non deve sottovalutare
I segnali a cui i genitori devono prestare particolare attenzione includono tosse ricorrente notturna, dispnea da sforzo e sibili espiratori, spesso scambiati erroneamente per bronchiti virali transitorie.
Secondo la Società Italiana per le Malattie Respiratorie Infantili (SIMRI) le cause dell’asma possono essere molteplici:
- l’ereditarietà e i fattori ambientali sono da tenere in alta considerazione perché giocano un ruolo molto importante. I più comuni sono l’esposizione al fumo di sigaretta, l’inquinamento ambientale, gli sbalzi eccessivi di temperatura, l’abuso dell’aria condizionata ma anche il ridotto allattamento al seno
- è possibile ci siano fattori scatenanti come lo stress e l’esercizio fisico
- i microbi (soprattutto i virus)
- gli allergeni
- il reflusso gastroesofageo
Tutte queste cause, o una combinazione fra esse, possono facilitare l’insorgenza dell’asma e i genitori possono monitorare i propri bambini considerando tre classici “segnali”: uno dei primi è la presenza di tosse notturna secca e persistente che disturba il sonno, con risvegli frequenti dovuti a oppressione toracica che peggiora al mattino. È una condizione che può compromettere concentrazione diurna e frequenza scolastica.
Il secondo segnale è legato alla presenza nel bambino/a di affanno dopo l’attività fisica: se il bambino si stanca velocemente o se manifesta tosse e affanno subito dopo aver giocato intensamente, potrebbe trattarsi di asma da sforzo.
Il terzo segnale è quello del sibilo persistente, in inglese wheezing, ossia un suono acuto e continuo, simile a un fischio, che il bambino/a emette durante l’espirazione. Questo suono indica che l’aria passa con difficoltà attraverso le vie aeree ristrette: se il sibilo si manifesta più volte nel tempo, va indagato e segnalato al pediatra.
L’importante ruolo del pediatra di famiglia
Il pediatra è il primo filtro e alleato per i genitori: valuta anamnesi, sintomi ricorrenti e familiarità, indirizzando a specialisti per conferma. L’importanza di rivolgersi al pediatra è fondamentale sin dai primi sintomi, perché il professionista riesce a distinguere l’asma allergico (70-80% dei casi pediatrici)con rinocongiuntivite da manifestazioni non allergiche (eosinofili bassi, trigger infettivi): una distinzione importantissima per indirizzare le famiglie dei piccoli pazienti verso l’impostazione di piani personalizzati, seguendo le linee guida GINA (Global Initiative for Asthma).
Ma il pediatra ha anche un ruolo di educazione verso genitori e pazienti sulla patologia e sull’utilizzo di eventuali medical device come gli inalatori, monitora costantemente la compliance e l’aderenza terapeutica e interviene per evitare sovradosaggi.
È a conoscenza, e può quindi consigliare, alcune misure pratiche atte a prevenire alcuni sintomi. Ad esempio, per prevenire e minimizzare l’insorgenza della tosse notturna, può proporre una o più misure che anche la SIMRI consiglia, come, tra le altre: l’utilizzo di cuscini e materassi antiacaro, purificatori d’aria per ridurre le concentrazioni di allergeni ambientali, l’evitare pasti abbondanti prima di andare a dormire o il dormire con la testa leggermente sollevata.
L’Italia è sempre più allergica: un fenomeno in espansione da non sottovalutare
Starnuti, occhi congestionati, senso di spossatezza che non danno tregua: per milioni di italiani, in primavera non è solo la natura a risvegliarsi, ma anche una condizione di salute che, nei casi più seri, può diventare vera e propria crisi immunitaria peggiorata da inquinamento e cambiamenti climatici.
Pollini sempre più nemici del benessere
La rinite allergica è una risposta infiammatoria IgE-mediata scatenata da particelle aerodisperse di allergeni (es. pollini, acari della polvere, forfora di animali, muffe e spore fungine). Ad esempio quando il polline tocca la mucosa nasale di un soggetto sensibilizzato, il sistema immunitario rilascia attraverso mastociti e basofili un’ondata di mediatori chimici infiammatori come istamina, leucotrieni e prostaglandine.
Il nostro corpo reagisce a questa condizione attraverso la vasodilatazione, che provoca il naso chiuso, la congiuntivite, l’ipersecrezione alla base della rinorrea e l’irritazione delle terminazioni nervose, scatenando prurito e starnuti.
Il panorama epidemiologico italiano è peggiorato rispetto ai primi studi europei di Bauchau e Durham (2004) e alla successiva indagine di De Marco et al. (2012) che evidenziava un aumento significativo della prevalenza sia dell’asma sia della rinite allergica nel corso degli anni
Se all’inizio degli anni 2000 la prevalenza si attestava su livelli significativi ma gestibili, il quadro attuale è decisamente più complesso: gli ultimi dati “Aria” (Allergic Rhinitis and its Impact on Asthma) indicano che negli ultimi 5 anni la prevalenza è cresciuta del 10% tra i giovani dai 18 ai 30 anni e del 15% tra i bambini da 0 a 14 anni e si stima che quasi il 25% della popolazione italiana soffra di rinite allergica.
Cambiamenti climatici e inquinamento come acceleratori di allergie
Il cambiamento climatico agisce come un moltiplicatore di forza. Studi recenti firmati da ATS Città Metropolitana di Milano e dall’Università degli Studi di Milano-Bicocca e pubblicati su Scientific Reports (2026) confermano che l’aumento delle temperature globali sta riscrivendo il calendario botanico italiano.
La stagione dei pollini parte in largo anticipo rispetto al passato, e specie come Cupressaceae e le Coryloideae (nocciolo) iniziano a liberare allergeni già in pieno inverno, mentre si assiste a un progressivo anticipo dell’inizio dell’emissione di polline dalle piante appartenenti alle famiglie delle graminacee (cereali, erbe spontanee e piante ornamentali) e urticacee (ortiche e parietaria).
Inoltre, secondo studi della Società Italiana di allergologia, asma e immunologia clinica (SIAAIC), i livelli più elevati di anidride carbonica (CO2) nell’atmosfera stanno incrementando la produzione di pollini nelle piante: infatti la CO2 stimolando la fotosintesi, svolge una sorta di effetto amplificatore ed è corresponsabile dell’anticipo di fino a 25 giorni dell’inizio della stagione allergica e del prolungarsi di circa 3 settimane in autunno.
Non è un caso che l’incidenza delle allergie sia maggiore in contesti urbani rispetto alla campagna: lo smog agisce come trasportatore di polline e, accentuando l’irritazione delle nostre mucose, aumenta il potenziale allergico.
Secondo l’OMS, infine, entro il 2050 almeno una persona su due soffrirà di un disturbo allergico derivante dall’accelerazione dell’inquinamento atmosferico associato alle emissioni di gas tossici e ai cambiamenti climatici.
Si può fare prevenzione?
Nella vita di tutti i giorni è possibile unire comportamenti virtuosi a, dove necessario, terapie specifiche che permettano di minimizzare l’impatto dell’allergia da pollini sulla propria vita quotidiana.
Di seguito cinque misure di prevenzione della rinite allergica da pollini basate su evidenze consolidate in ambito allergologico e raccomandazioni di linee guida internazionali (es. ARIA – Allergic Rhinitis and its Impact on Asthma, EAACI):
- Monitoraggio dei livelli pollinici e pianificazione delle attività: consultare i bollettini aerobiologici che istituzioni come l’ARPA pubblicano settimanalmente e limitare le attività all’aperto nelle ore di picco (tipicamente mattino e giornate ventose).
- Riduzione dell’esposizione domestica agli allergeni: l’ambiente casalingo può accumulare pollini trasportati da aria, abiti e superfici. È quindi raccomandato mantenere le finestre chiuse nelle ore critiche ed effettuare pulizie frequenti con aspiratori dotati di filtri ad alta efficienza.
- Igiene personale: dopo esposizione all’aperto, lavare viso e capelli e cambiare gli indumenti riduce il contatto prolungato con i pollini.
- Uso appropriato di dispositivi di protezione: l’impiego di occhiali da sole avvolgenti e, se necessario, mascherine filtranti (es. FFP2) può limitare il contatto diretto dei pollini con mucose oculari e respiratorie.
- Intervento farmacologico preventivo: quando non è sufficiente evitare l’allergene che causa l’allergia, è necessario impostare una terapia farmacologica con lo scopo di alleviare i disturbi (sintomi), anche se l’obiettivo principale resta quello di riuscire a spegnere l’infiammazione. Dal momento che la patologia ha implicazioni cliniche molteplici, è importante una gestione polispecialistica mirata a prevenire l’evoluzione dell’infiammazione da rinite a rinosinusite con o senza poliposi nasale, valutando anche l’impatto della malattia sulle basse vie aeree (bronchi e polmoni).
C’è un filo rosso che lega rinite allergica, qualità del sonno, rendimento e produttività
Il 25% della popolazione italiana è interessato dalla rinite allergica, una condizione altamente sottovalutata e spesso derubricata come semplice fastidio stagionale.
Già nel 2007, la survey europea coordinata da Canonica (Canonica GW, et al. A survey of the burden of allergic rhinitis in Europe. Allergy. 2007) aveva invece messo in luce come la rinite allergica comporti una significativa riduzione della qualità di vita, con elevato numero di giorni “con sintomi” e un discreto numero di pazienti che usano due o più farmaci pur senza ottenere un buon controllo. In quell’indagine era evidente un gap di percezione tra quello che un’ampia parte dei pazienti riferiva in termini di severità dei sintomi e le valutazioni cliniche dei medici, a riprova della distanza tra quello che le persone vivono e ciò che il sistema sanitario riconosce.
È sempre più evidente, invece, che l’impatto della rinite allergica sul quotidiano dei pazienti è molto importante, soprattutto se si considera che incide profondamente su una delle fasi più importanti della giornata: quella in cui dormiamo.
Come la congestione nasale interrompe il sonno
La congestione nasale notturna, tipica della rinite allergica, riduce il flusso d’aria attraverso le vie aeree superiori e costringe a una respirazione orale, aumentando la frequenza di risvegli parziali o completi: chi soffre di rinite allergica ha un sonno più frammentato, con riduzione delle fasi di sonno profondo e di sonno REM, le fasi più importanti per il consolidamento della memoria e il ripristino dell’equilibrio emotivo.
Negli adulti questo si traduce in sonno non ristoratore, senso di stanchezza cronica e sonnolenza diurna, mentre nei bambini si osserva una maggiore instabilità emotiva e difficoltà di mantenere attenzione.
Molto spesso questa condizione è dovuta all’assenza di un trattamento continuativo, proprio come evidenziato dallo studio multicentrico italiano guidato da Gani (Gani F., et al. The control of allergic rhinitis in real life: a multicenter cross-sectional Italian study. Clin Mol Allergy. 2018): una quota rilevante di pazienti non riesce a raggiungere una sostanziale remissione sintomatica perché ricorre a terapie intermittenti o solo “a richiesta”, sottovalutando l’importanza del trattamento continuativo nei casi persistenti.
Questo approccio porta a fasi di peggioramento notturno, con congestione nasale e rinite più intensa proprio nelle ore di riposo, quando la posizione orizzontale amplifica il rigonfiamento della mucosa e ostacola ulteriormente la respirazione.
Il legame tra rinite allergica e sonno è quindi chiaramente bidirezionale. Da un lato, la congestione allergica e la comparsa di rinite erinocongiuntivite aggravano russamento, respirazione orale e risvegli notturni, favorendo un sonno discontinuo e non ristoratore; dall’altro, un sonno deficitario altera la regolazione del sistema immunitario e aumenta la percezione del prurito, del bruciore oculonasale e del disagio, rendendo più difficile “sentire” un controllo adeguato della malattia.
Le linee guida aggiornate sottolineano che nella valutazione della rinocongiuntivite allergica conta anche l’impatto sul sonno: forme di rinite lievi possono diventare moderate o gravi se influiscono pesantemente sul riposo.
Una combinazione delicata: sonno disturbato e difficoltà di apprendimento nei bambini
Se negli adulti il problema è importante, è fra i bambini in età scolare che la situazione è particolarmente critica.
Secondo i dati dell’Ospedale pediatrico bambin Gesù, in Italia tra 1,2 e 2,7 milioni di bambini risultano sensibilizzati ai pollini, e la rinocongiuntivite allergica interessa circa il 18% della popolazione scolastica.
Se il sonno è disturbato da congestione nasale, respirazione difficoltosa o semplicemente dai continui micro‑risvegli, il bambino può mostrare sintomi di iperattività, difficoltà di concentrazione, irrequietezza e comportamenti simili a quelli dell’ADHD, pur non avendo un disturbo neuropsichiatrico primario.
Rafforzare impegno per un trattamento adeguato della rinite allergica
Portare all’attenzione di specialisti e pubblico queste problematiche è essenziale per spezzare questo circolo vizioso di cause ed effetti.
La rinite allergica non è solo “un naso che cola”, ma una condizione che, se mal controllata, comporta un deterioramento del sonno e delle prestazioni cognitive paragonabile a quello correlato ad altre sindromi respiratorie croniche.
Le linee guida e le più recenti raccomandazioni italiane sottolineano che un trattamento continuativo, spesso con farmaci intranasali e, quando necessario, con terapie di desensibilizzazione, migliora non solo i sintomi diurni ma anche la qualità del sonno, riducendo sonnolenza e irritabilità. In un contesto in cui le stagioni polliniche si allungano per effetto di cambiamento climatico e inquinamento, investire su diagnosi precoce, terapie appropriate e adesione continua alla terapia diventa una priorità per proteggere benessere, apprendimento e produttività.
Tornano i webinar di Microbiota Talks. Ecco tutti gli appuntamenti del 2026
Dopo un anno caratterizzato da una grande partecipazione e da un vivo interesse per le dinamiche che correlano il microbiota al benessere intestinale, il progetto Microbiota Talks prosegue nel 2026 con un nuovo ciclo di 7 webinar dedicati ai professionisti sanitari, e pensati per approfondire ulteriormente il ruolo cruciale del microbiota nella salute umana.
Gli appuntamenti del 2025 di Microbiota Talks hanno dimostrato quanto siano necessari, per i professionisti sanitari, confronti scientifici di alto livello, capaci di tradurre la complessità della ricerca sul microbiota in soluzioni cliniche concrete.
La novità del 2026
Il ciclo di webinar del 2026 partirà martedì 17 febbraio per concludersi martedì 27 ottobre. Gli incontri saranno suddivisi, proprio come l’anno scorso, in tre aree tematiche: gastroenterologia, pediatria e ginecologia. La novità di quest’anno è però l’aggiunta di una prospettiva dedicata nello specifico al counseling in farmacia, con un incontro in programma il 24 marzo.
Rispetto all’anno scorso, il programma del 2026 di Microbiota Talks mira a fornire informazioni, dettagli e panoramiche su protocolli d’azione basati sulle evidenze più recenti. Durante gli incontri, si discuterà per esempio dell’importanza dell’integrità della barriera mucosale intestinale: un filtro intelligente che lascia passare ciò che serve (nutrienti) e blocca ciò che può farci male (tossine, batteri indesiderati). Quando questo filtro si indebolisce, possono comparire diversi problemi, tra i quali la disbiosi. Un microbiota in equilibrio è fondamentale per difendere la barriera mucosale, regolare l’immunità e mantenere un ambiente intestinale sano, favorendo in adulti e bambini l’ottimale ripristino funzionale ad esempio dopo infezioni o terapie antibiotiche.
Alcuni dettagli sui nuovi incontri di Microbiota Talks
Per quanto riguarda gli incontri di gastroenterologia, l’attenzione verterà sulla fisiopatologia della barriera intestinale e sui disturbi intestinali funzionali. Gli appuntamenti dedicati alla pediatria esploreranno il legame tra microbioma, l’asse brain-gut e la percezione del dolore a livello intestinale. Infine, i webinar di ginecologia proporranno un vero e proprio cambio di paradigma: non più solo la ricerca del “patogeno da eliminare”, ma la cura dell’ecosistema vaginale per prevenire la cronicità delle infezioni.
Il calendario dei webinar del 2026
Ecco i 7 appuntamenti del nuovo ciclo di webinar di Microbiota Talks, con i relativi esperti.
17 febbraio: Leaky gut: quando la barriera intestinale è alterata
Con il Prof. Giovanni Barbara
24 marzo: Disturbi gastrointestinali in farmacia: counseling sui segnali d’allarme
Con il Prof. Vincenzo Stanghellini
28 aprile: Coliche neonatali e dolore addominale funzionale: dalla teoria alla pratica clinica
Con il Prof. Giovanni Di Nardo
19 maggio: Leaky vaginal Syndrome: microbioma, vaginosi batterica, candidosi e strategie integrate
Con il Prof. Francesco De Seta
23 giugno: Dall’infezione alla disbiosi: come cambia la gestione delle vaginiti nella pratica clinica
Con il Prof. Franco Vicariotto
29 settembre: Dopo l’infezione: come accompagnare la convalescenza nei bambini tra immunità, microbioma e probiotici
Con il Prof. Diego Peroni
27 ottobre: Stipsi e diarrea, due lati della stessa medaglia
Con il Prof. Giovanni Marasco
Come partecipare ai webinar di Microbiota Talks?
Sei un professionista della salute e vuoi partecipare? Visita il sito ufficiale di Microbiota Talks, completa l’iscrizione e registrati ai prossimi appuntamenti del ciclo di webinar del 2026:
Partecipare ai nuovi webinar di Microbiota Talks significa continuare ad acquisire strumenti preziosi per migliorare la gestione delle patologie che riguardano il microbiota e aiutare i pazienti ad adottare i comportamenti necessari a garantire un equilibrio duraturo.
Ripartire dal microbiota dopo la cura antibiotica. L’efficacia dei probiotici
Il ricorso alla terapia antibiotica rappresenta un pilastro fondamentale della medicina moderna per contrastare le infezioni batteriche. Tuttavia, l’azione di questi farmaci non è selettiva: oltre a colpire i microrganismi patogeni, essi esercitano un impatto significativo sulla complessa comunità microbica che risiede nel nostro apparato digerente: l’ormai famoso microbiota intestinale. Questa alterazione, definita scientificamente disbiosi post-antibiotica, non è un semplice effetto collaterale passeggero, ma una condizione clinica che richiede un intervento mirato per evitare conseguenze sulla salute generale, digestiva e immunitaria.
Le conseguenze della disbiosi post-antibiotica
La disbiosi indotta dagli antibiotici si manifesta con una drastica riduzione della biodiversità batterica. In particolare, si osserva una diminuzione dei ceppi benefici come i Bifidobatteri e i Lattobacilli, che sono tra i più sensibili agli agenti antimicrobici. Questo impoverimento lascia spazio alla proliferazione di specie opportuniste e potenzialmente tossiche, come il Clostridioides difficile. Le conseguenze non si limitano ai soli disturbi gastrointestinali immediati, come la diarrea associata all’uso di antibiotici, ma includono una compromissione della barriera intestinale e una ridotta produzione di metaboliti essenziali come gli acidi grassi a catena corta. Questi ultimi sono fondamentali per il nutrimento delle cellule del colon e per la regolazione dei processi infiammatori.
L’efficacia dei probiotici nel recupero del microbiota
In questo contesto, la ricerca scientifica ha evidenziato come l’integrazione di specifici probiotici rappresenti la strategia più efficace per accelerare il ritorno all’eubiosi, ovvero lo stato di equilibrio della flora intestinale. Un aspetto cruciale emerso dagli studi clinici, è che i probiotici non sono tutti uguali: la loro efficacia è strettamente legata al ceppo utilizzato. Un probiotico di alta qualità deve possedere caratteristiche precise per essere realmente utile: deve essere di origine umana, capace di resistere all’acidità gastrica e ai sali biliari, e in grado di colonizzare la mucosa intestinale per svolgere la sua azione protettiva.
Il ruolo specifico del Lactobacillus Reuteri
Tra i microrganismi più studiati e validati dalla letteratura internazionale spicca il Lactobacillus reuteri DSM 17938. Questo ceppo specifico, ampiamente utilizzato per la sua sicurezza ed efficacia, ha dimostrato una straordinaria capacità di adattamento all’ambiente intestinale umano. La sua azione si esplica attraverso meccanismi biologici complessi: la competizione per i nutrienti con i patogeni, l’occupazione dei siti di adesione epiteliale e la produzione di sostanze antimicrobiche naturali, come la reuterina. Quest’ultima agisce inibendo la crescita di batteri nocivi senza danneggiare quelli benefici, facilitando così un ripristino fisiologico della flora. Inoltre, l’integrazione con questo ceppo contribuisce a rafforzare le difese immunitarie. Poiché circa il 60% del sistema immunitario risiede nell’intestino, una flora batterica sana è indispensabile per la corretta modulazione delle risposte difensive. Il Lactobacillus reuteri aiuta a stimolare la produzione di citochine anti-infiammatorie, permettendo all’organismo di recuperare la sua naturale resilienza dopo lo stress farmacologico causato dall’antibiotico.
Probiotici: consigli per l’uso ottimale
È fondamentale sottolineare che la supplementazione con probiotici non dovrebbe essere presa in considerazione solo al termine del ciclo di terapia antibiotica. I probiotici infatti, assunti anche in concomitanza all’antibiotico, favorendo l’equilibrio della flora batterica intestinale, possono essere utili nel ridurre significativamente l’insorgenza della diarrea ed il rischio di complicazioni ad essa correlate. La raccomandazione clinica è quella di distanziare la somministrazione del probiotico di almeno due o tre ore da quella del farmaco, così da preservare la vitalità dei microrganismi benefici. Ripartire dal microbiota con interventi mirati significa investire sulla propria salute a lungo termine, garantendo che l’intestino continui a svolgere le sue vitali funzioni metaboliche e protettive per l’intero organismo.
Che anno è stato il 2025 per Recordati Italia
Il 2025 è stato un anno chiave per Recordati, scandito da progetti concreti che hanno messo al centro ciò che conta davvero: le persone. Vogliamo celebrare l’anno che sta per concludersi con una news che intende ripercorrere a ritroso le principali iniziative, mirate alla salute dei più piccoli, all’assistenza “più umana” del malato ed al benessere quotidiano. Sono tre i progetti “pulsanti” del 2025: li abbiamo già raccontati sul sito HealthVerse, ma vale senz’altro la pena dedicare un nuovo spazio a ognuno di loro.
Broncosauri: un’app per aiutare i bambini a convivere meglio con l’asma
La primavera 2025 si è distinta per il lancio di Broncosauri, l’app dedicata all’educazione sulla gestione dell’asma pediatrica, disponibile da marzo su tutti gli store digitali. Un progetto digitale innovativo, realizzato da IQVIA e reso possibile con il sostegno incondizionato di Recordati, che risponde a una necessità concreta: l’aderenza terapeutica dei bambini con asma rimane ancora bassa – solo il 50% segue correttamente la terapia inalatoria. Attraverso cartoon, realtà aumentata e mini-giochi educativi, Broncosauri rende comprensibile anche ai più piccoli che cosa significhi vivere con l’asma, aiutandoli a conoscere la propria patologia divertendosi. Per i genitori e i caregivers, l’app offre guide, consigli e video tutorial su terapie aerosol, inalatori in spray predosati e distanziatori, contribuendo a rafforzare il ruolo della famiglia nell’aderenza terapeutica. La Società Italiana di Allergologia Pediatrica (SIAIP) ha patrocinato il progetto, validandone i contenuti scientifici.
La Medicina Gentile: dove la Cura incontra l’Ascolto
Un progetto dal forte impatto sociale: La Medicina Gentile che cura e ascolta, presentato anche attraverso l’intervista di Luca Argentero al Corriere della Sera del 23 aprile scorso. La nuova iniziativa, sostenuta da Recordati come sponsor non condizionante, è nata per introdurre un modello di cura più empatico, partendo da 20 ospedali italiani, uno per ogni regione, grazie alla collaborazione di “1 Caffè Onlus” e di FADOI – Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti. Al centro c’è l’idea che la cura non sia solo terapia farmacologica, ma anche relazione, vicinanza, prossimità. È nei reparti di medicina interna – dove ogni anno vengono ricoverati circa un milione di pazienti anziani, fragili e spesso soli – che questa visione assume forma concreta. Ed è proprio qui che il Terzo Settore mostra tutto il suo valore: grazie ai volontari, alle associazioni e a professionisti capaci di intercettare bisogni profondi e spesso invisibili.
Il progetto pilota, partito a Varese, ha già dato vita a percorsi di terapia occupazionale e alla sperimentazione della Doll Therapy, pensata per ridurre ansia e disorientamento negli anziani ospedalizzati. Le bambole terapeutiche sono diventate strumenti di affetto e memoria, con l’obiettivo dichiarato di raggiungere fino a 8.000 pazienti. Come ha dichiarato il Presidente FADOI, Francesco Dentali, è necessario “ripensare il modo di assistere i pazienti fragili”, unendo competenze cliniche e sensibilità umana. Una nuova alleanza – tra medici, volontari e caregivers – che Recordati contribuisce a sostenere per portare più gentilezza nei luoghi della cura.
Magnesio Supremo Potassio +: energia e equilibrio per affrontare la fine dell’estate
Il terzo grande capitolo del 2025 è quello dedicato al benessere quotidiano, raccontato con un approfondimento su HealthVerse: il lancio di Magnesio Supremo Potassio +, integratore pensato per sostenere l’organismo nei periodi di maggiore stanchezza, come il rientro dopo l’estate. Il passaggio dall’estate all’autunno può portare a perdita di sali minerali, spossatezza, difficoltà di concentrazione e variazioni dell’umore. Il magnesio, minerale essenziale coinvolto in oltre 300 reazioni biochimiche, diventa in questa fase un alleato prezioso per favorire il recupero di energie, l’equilibrio elettrolitico e la funzione muscolare. La formula di Magnesio Supremo Potassio + unisce magnesio marino, potassio, fosforo e vitamine C, B2 e B12, pensate per sostenere la produzione di energia e contribuire alla riduzione della stanchezza mentale. Un supporto semplice ma efficace nei momenti in cui il corpo chiede un reset naturale.
Un anno che guarda lontano
Dalla prevenzione alla terapia che si avvale del supporto digitale l’attenzione a preservare la salute: il 2025 ha visto Recordati impegnata in progetti diversi ma uniti da una missione condivisa: rendere la “Cura” più efficace, consapevole e umana. La Medicina Gentile ha aperto un nuovo modo di vivere l’assistenza ospedaliera. Broncosauri ha portato innovazione e leggerezza nell’educazione sanitaria pediatrica. Magnesio Supremo Potassio + ha ricordato quanto il benessere quotidiano passi anche da piccoli gesti per mantenere il nostro equilibrio.
C’è un filo rosso che lega rinite allergica, qualità del sonno, rendimento e produttività
Area riservata
La sezione esclusiva periodicamente arricchita da contenuti indicizzati per Area Terapeutica e tipologia, facilmente accessibili digitando il testo nella barra di ricerca.
Articoli, approfondimenti, interviste, video e documenti appositamente realizzati per mettere a disposizione dei professionisti della salute materiali innovativi e di valore scientifico.
Broncosauri, l’app che educa alla gestione dell’asma pediatrica
Aumentare la consapevolezza e l’aderenza alle terapie, con contenuti informativi per i genitori e giochi interattivi per i più piccoli. Scopri l’iniziativa di salute digitale firmata IQVIA con il contributo non condizionante di Recordati, patrocinata dalla della Società Italiana di Allergologia Pediatrica (SIAIP).
La Medicina Gentile
Un modello di cura più umano ed empatico in 20 ospedali italiani, partendo dall’ascolto dei pazienti. Scopri il progetto di FADOI e 1 Caffè Onlus, l’Associazione dell’attore Luca Argentero, con il contributo non condizionante di Recordati.

DOC & TV – Medici eroi sullo schermo e nella vita.
Una conversazione con Luca Argentero e Pierdante Piccioni condotta da Cristiana Capotondi.