Il 25% della popolazione italiana è interessato dalla rinite allergica, una condizione altamente sottovalutata e spesso derubricata come semplice fastidio stagionale.
Già nel 2007, la survey europea coordinata da Canonica (Canonica GW, et al. A survey of the burden of allergic rhinitis in Europe. Allergy. 2007) aveva invece messo in luce come la rinite allergica comporti una significativa riduzione della qualità di vita, con elevato numero di giorni “con sintomi” e un discreto numero di pazienti che usano due o più farmaci pur senza ottenere un buon controllo. In quell’indagine era evidente un gap di percezione tra quello che un’ampia parte dei pazienti riferiva in termini di severità dei sintomi e le valutazioni cliniche dei medici, a riprova della distanza tra quello che le persone vivono e ciò che il sistema sanitario riconosce.
È sempre più evidente, invece, che l’impatto della rinite allergica sul quotidiano dei pazienti è molto importante, soprattutto se si considera che incide profondamente su una delle fasi più importanti della giornata: quella in cui dormiamo.
Come la congestione nasale interrompe il sonno
La congestione nasale notturna, tipica della rinite allergica, riduce il flusso d’aria attraverso le vie aeree superiori e costringe a una respirazione orale, aumentando la frequenza di risvegli parziali o completi: chi soffre di rinite allergica ha un sonno più frammentato, con riduzione delle fasi di sonno profondo e di sonno REM, le fasi più importanti per il consolidamento della memoria e il ripristino dell’equilibrio emotivo.
Negli adulti questo si traduce in sonno non ristoratore, senso di stanchezza cronica e sonnolenza diurna, mentre nei bambini si osserva una maggiore instabilità emotiva e difficoltà di mantenere attenzione.
Molto spesso questa condizione è dovuta all’assenza di un trattamento continuativo, proprio come evidenziato dallo studio multicentrico italiano guidato da Gani (Gani F., et al. The control of allergic rhinitis in real life: a multicenter cross-sectional Italian study. Clin Mol Allergy. 2018): una quota rilevante di pazienti non riesce a raggiungere una sostanziale remissione sintomatica perché ricorre a terapie intermittenti o solo “a richiesta”, sottovalutando l’importanza del trattamento continuativo nei casi persistenti.
Questo approccio porta a fasi di peggioramento notturno, con congestione nasale e rinite più intensa proprio nelle ore di riposo, quando la posizione orizzontale amplifica il rigonfiamento della mucosa e ostacola ulteriormente la respirazione.
Il legame tra rinite allergica e sonno è quindi chiaramente bidirezionale. Da un lato, la congestione allergica e la comparsa di rinite erinocongiuntivite aggravano russamento, respirazione orale e risvegli notturni, favorendo un sonno discontinuo e non ristoratore; dall’altro, un sonno deficitario altera la regolazione del sistema immunitario e aumenta la percezione del prurito, del bruciore oculonasale e del disagio, rendendo più difficile “sentire” un controllo adeguato della malattia.
Le linee guida aggiornate sottolineano che nella valutazione della rinocongiuntivite allergica conta anche l’impatto sul sonno: forme di rinite lievi possono diventare moderate o gravi se influiscono pesantemente sul riposo.
Una combinazione delicata: sonno disturbato e difficoltà di apprendimento nei bambini
Se negli adulti il problema è importante, è fra i bambini in età scolare che la situazione è particolarmente critica.
Secondo i dati dell’Ospedale pediatrico bambin Gesù, in Italia tra 1,2 e 2,7 milioni di bambini risultano sensibilizzati ai pollini, e la rinocongiuntivite allergica interessa circa il 18% della popolazione scolastica.
Se il sonno è disturbato da congestione nasale, respirazione difficoltosa o semplicemente dai continui micro‑risvegli, il bambino può mostrare sintomi di iperattività, difficoltà di concentrazione, irrequietezza e comportamenti simili a quelli dell’ADHD, pur non avendo un disturbo neuropsichiatrico primario.
Rafforzare impegno per un trattamento adeguato della rinite allergica
Portare all’attenzione di specialisti e pubblico queste problematiche è essenziale per spezzare questo circolo vizioso di cause ed effetti.
La rinite allergica non è solo “un naso che cola”, ma una condizione che, se mal controllata, comporta un deterioramento del sonno e delle prestazioni cognitive paragonabile a quello correlato ad altre sindromi respiratorie croniche.
Le linee guida e le più recenti raccomandazioni italiane sottolineano che un trattamento continuativo, spesso con farmaci intranasali e, quando necessario, con terapie di desensibilizzazione, migliora non solo i sintomi diurni ma anche la qualità del sonno, riducendo sonnolenza e irritabilità. In un contesto in cui le stagioni polliniche si allungano per effetto di cambiamento climatico e inquinamento, investire su diagnosi precoce, terapie appropriate e adesione continua alla terapia diventa una priorità per proteggere benessere, apprendimento e produttività.