Il ricorso alla terapia antibiotica rappresenta un pilastro fondamentale della medicina moderna per contrastare le infezioni batteriche. Tuttavia, l’azione di questi farmaci non è selettiva: oltre a colpire i microrganismi patogeni, essi esercitano un impatto significativo sulla complessa comunità microbica che risiede nel nostro apparato digerente: l’ormai famoso microbiota intestinale. Questa alterazione, definita scientificamente disbiosi post-antibiotica, non è un semplice effetto collaterale passeggero, ma una condizione clinica che richiede un intervento mirato per evitare conseguenze sulla salute generale, digestiva e immunitaria.
Le conseguenze della disbiosi post-antibiotica
La disbiosi indotta dagli antibiotici si manifesta con una drastica riduzione della biodiversità batterica. In particolare, si osserva una diminuzione dei ceppi benefici come i Bifidobatteri e i Lattobacilli, che sono tra i più sensibili agli agenti antimicrobici. Questo impoverimento lascia spazio alla proliferazione di specie opportuniste e potenzialmente tossiche, come il Clostridioides difficile. Le conseguenze non si limitano ai soli disturbi gastrointestinali immediati, come la diarrea associata all’uso di antibiotici, ma includono una compromissione della barriera intestinale e una ridotta produzione di metaboliti essenziali come gli acidi grassi a catena corta. Questi ultimi sono fondamentali per il nutrimento delle cellule del colon e per la regolazione dei processi infiammatori.
L’efficacia dei probiotici nel recupero del microbiota
In questo contesto, la ricerca scientifica ha evidenziato come l’integrazione di specifici probiotici rappresenti la strategia più efficace per accelerare il ritorno all’eubiosi, ovvero lo stato di equilibrio della flora intestinale. Un aspetto cruciale emerso dagli studi clinici, è che i probiotici non sono tutti uguali: la loro efficacia è strettamente legata al ceppo utilizzato. Un probiotico di alta qualità deve possedere caratteristiche precise per essere realmente utile: deve essere di origine umana, capace di resistere all’acidità gastrica e ai sali biliari, e in grado di colonizzare la mucosa intestinale per svolgere la sua azione protettiva.
Il ruolo specifico del Lactobacillus Reuteri
Tra i microrganismi più studiati e validati dalla letteratura internazionale spicca il Lactobacillus reuteri DSM 17938. Questo ceppo specifico, ampiamente utilizzato per la sua sicurezza ed efficacia, ha dimostrato una straordinaria capacità di adattamento all’ambiente intestinale umano. La sua azione si esplica attraverso meccanismi biologici complessi: la competizione per i nutrienti con i patogeni, l’occupazione dei siti di adesione epiteliale e la produzione di sostanze antimicrobiche naturali, come la reuterina. Quest’ultima agisce inibendo la crescita di batteri nocivi senza danneggiare quelli benefici, facilitando così un ripristino fisiologico della flora. Inoltre, l’integrazione con questo ceppo contribuisce a rafforzare le difese immunitarie. Poiché circa il 60% del sistema immunitario risiede nell’intestino, una flora batterica sana è indispensabile per la corretta modulazione delle risposte difensive. Il Lactobacillus reuteri aiuta a stimolare la produzione di citochine anti-infiammatorie, permettendo all’organismo di recuperare la sua naturale resilienza dopo lo stress farmacologico causato dall’antibiotico.
Probiotici: consigli per l’uso ottimale
È fondamentale sottolineare che la supplementazione conprobiotici non dovrebbe essere presa in considerazione solo al termine del ciclo di terapia antibiotica. I probiotici infatti, assunti anche in concomitanza all’antibiotico, favorendo l’equilibrio della flora batterica intestinale, possono essere utili nelridurre significativamente l’insorgenza della diarrea ed il rischio di complicazioni ad essa correlate. La raccomandazione clinica è quella di distanziare la somministrazione del probiotico di almeno due o tre ore da quella del farmaco, così da preservare la vitalità dei microrganismi benefici. Ripartire dal microbiota con interventi mirati significa investire sulla propria salute a lungo termine, garantendo che l’intestino continui a svolgere le sue vitali funzioni metaboliche e protettive per l’intero organismo.